19 Novembre 2011

Io sono Bennaker

Nel bene e nel male.
E nessuno lo può cambiare.

 
09 Dicembre 2010

Palle rotanti

Ho comprato 'sto libro qui. E' dello stesso autore di quell'altro. Non dovrei leggerli 'sti libri, risvegliano tutto il cinico rancore che c'è in me. Tempo fa, un amico attempato m'ha detto "Tu che c'hai vent'anni, se vuoi l'innovazione, devi andare a Londra. Altrimenti qui devi combattere contro il pecorino di fossa". No, io non ci voglio andare a Londra. Nè lì, ne in nessunissimo altro cazzo di posto. Io voglio cambiare le cose qui, da dentro. A Londra piove sempre, a Parigi ci sono troppi froci e a Madrid sono troppo felici, e mi da fastidio. Non puoi dirottare un aereo senza esserci salito. Questa l'ho letta nel libro. Tanto non credo più in niente, neanche in Dio. Anzi, mai creduto. Quando sono salito in ascensore, prima, mi sono accorto che per terra, sulla pedana, c'era un rosario. Una di quelle collane con le palle e la croce da na parte. Di legno, o forse solo color legno. Senza pensarci, l'ho scalciato da una parte, per allontanarlo dal centro della pedana. Se fossi stato normale (non dico credente, dico normale) avrei dovuto raccoglierlo. Invece no, l'ho istintivamente scalciato. Ho pensato istintivamente "Se qualcuno ce mette un piede sopra, po' esse che casca". Allora l'ho scalciato in un angolo. Poi ho riflettuto. Quel piccolo gesto mi ha fatto capire quanto poco valgano certi simboli e le idee che si celano dietro di essi per me. Ero preoccupato che qualcuno si facesse male acciaccandolo, non che gesù fosse per terra. Ho allontanato gesù col più illuminista dei calci. Sono un figo.

Grazie per l'orrenda barra di inutili strumenti che mi copre la testata del blog.

 
03 Dicembre 2010

Delusioni 2.0

Il problema dei libri che trattano di cultura digitale è che non sono digitali. Si perde tutto il fascino del link. Io non ho voglia di girare pagina, io voglio scrollare. Io non ho voglia di avvicinare il libro agli occhi, io voglio zoommare. Io non ho voglia di cercare il punto luce giusto, io voglio regolare la luminosità. Allo stesso modo, ma in direzione opposta, non potrei mai leggere di narrativa su qualcosa che non sia un libro. E' il gioco dell'uva: ognuno a casa sua. 

 

Il problema dei libri che trattano di cultura digitale è che chi li scrive parla al lettore come se non ne sapesse un cazzo. Non siamo tutti casalinghe di Voghera. Al contrario, gli autori più arditi non hanno il senso delle misure e a forza di entrare nello specifico, finiscono per scrivere manuali d'uso, piuttosto che saggi. Non c'è un limbo dedicato alla mid class della quale mi sento umilmente di fare parte.

 

Il problema dei libri che trattano di cultura digitale è che per quanto ti vogliano spiegare come sta cambiando il mondo grazie alle nuove tecnologie, quando avrai finito di leggere il libro, il mondo stesso sarà cambiato già altre 10, 10, 1000 volte... e quello che avrai letto sarà ormai vecchio e superato. Dovrai dunque comprare un altro libro; ovviamente destinato a perdersi nella sua stessa inutilità.

 

Il problema dei libri che trattano di cultura digitale è che se vuoi avere un'infarinatura sul Cloud Computing devi sborsare 27,50 €. Se invece vuoi sapere come si governa con la rete, dopo una breve introduzione del Ministro Brunetta, dovrai sborsarne 24 di euro. Oscar Wilde viene via a quattro e novantanove. Non credo che l'Ing. Pippo Cazzo abbia cose più importanti da dirmi di Wilde. 

 
10 Novembre 2010

Panzane

Lo chiamano micro-blogging, loro. Non lo chiamano la-gente-non-ha-voglia/tempo/capacità-di-scrivere, no. Troppo facile. Preferiscono chiamarlo micro-blogging e darti un campo di testo con lunghezza limitata ma totalmente aperto ai commenti. Ovviamente non te lo presentano come possibilità-anche-per-te-che-sei-stupido-di-esprimerti... altrimenti col cazzo che lo utilizzeresti. 

Te lo incartano come 'status'. Che carini.

Dio, come stiamo diventando aridi... 

 
08 Novembre 2010

Supersize me

Da qualche giorno curo un altro blog. Un blog che tratta di tecnologia. Nulla a che fare, dunque, con questo qui. Si chiama nTech. Se volete dateci un'occhiata, c'è già qualche post. E' un progetto che mi è stato affidato da un amico che, pian piano, sta cercando di creare un blog network. Incrociamo le dita, io ce la sto mettendo tutta. A parte questo... scrivendo di cose così tecniche mi sto accorgendo che una parte importante di me sta finendo nell'ombra. Questa parte. Quella del blogger cazzone, arrabbiato, delirante e quasi sempre inopportuno. Senza schemi da seguire, lunghezze da rispettare, testi da inquadrare... un modo di scrivere libero, spontaneo, velenoso quanto basta, magari col bestemmione alla fine.
Come solito pensiamo, ponderiamo e poi facciamo. Se facciamo.

 
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