10 Maggio 2012

Non sei in lista? Allora non entri.

La maglietta darkettona. Il capello fatto. Le cicche nella tasca. Lo squillo che devi scende. L'ansia da parcheggio. Le sigarette in fila. Il biglietto ed il timbro. La gente in piedi e quella al bancone. Le mani in alto sul fondo. Le strobo e i laser. Il fumo artificiale. I saluti e le pacche di sfuggita. La cassa che pompa. Il calore infernale. Il piede che batte a tempo. Il primo cocktail. Il secondo cocktail. Il terzo cocktail. La sesazione di salire. Il quarto cocktail. Il delirio. Il male al collo. La gnocca dark. Le risate, gli abbracci violenti e le spallate. La pisciata in extremis. L'arietta del giardino. Il giramento di testa. Il senso di leggerezza. La sigaretta fumata a metà. I brindisi col bicchiere di carta. Le risate, le risate, le risate...

Quando arriva sto cazzo di sabato sera?


Questo è quello che ho scritto qualche ora fa su Facebook. L'ho scritto così, di getto... senza pensarci troppo perché pensare, a volte, rovina le cose. In questo periodo sto notando qualcosa che non avevo mai notato fino ad ora. Qualcosa che ho inseguito per molto, ma che ho anche atteso. E' una sensazione. Una sensazione impalpabile per sua natura, ma tanto forte da non passare inosservata e da lasciare il segno. Anzi, più segni. Mi sento in linea. In linea con il tempo, con il vivere quotidiano, con le persone che ne fanno parte. E' come se, finalmente, dopo anni, il mio essere in un certo modo si sposi con l'essere di molti di quelli con cui ho a che fare. Negli anni, diciamo pure da sempre, ho avuto grossi problemi nell'accettare la realtà che mi circondava ed i suoi personaggi. Ho rincorso di epoca in epoca il desiderio di allineamento alla massa, se così la vogliamo chiamare. Per un lunghissimo periodo mi sono sentito fuori posto, non capito, inadeguato... troppo maturo rispetto agli ambienti in cui vivevo. Non mi vergogno di dirlo e non rinnego quelli che erano i miei sentimenti di allora. Li vivevo, punto e basta. Angosciato dal "non poter fare cose" perché troppo giovane per farle, almeno anagraficamente parlando; ma anche troppo vecchio, perché chi mi affiancava pensava ad altro... a cose più... infantili? Easy? Non so come definirle. Comunque cose che non mi appartenevano, rispetto alla quali mi sentivo al di sopra. Ma non perché "io ero io", no... semplicemente perché per me erano già passate. Erano già roba vecchia, roba da regazzini. Questo non sentirsi in linea con il resto, a lungo andare, ti logora perché dici... "Ma io? A me perché di questo non me ne frega un cazzo? Interessa a tutti... perché a me no?". E quindi ti senti fuoriposto ovunque. Nei discorsi, nei luogi, nel tempo delle cose e nell'essenza stessa di quelle cose. Sono nato vecchio? Po' esse... ma se posso azzardare un pensiero, io penso di stare vivendo la migliore età di sempre. Quella di cui finalmente mi sento realmente partecipe e dalla quale, forse, mi sono sempre sentito tenuto fuori a causa dell'età... come uno che è davanti ad una discoteca e aspetta che in lista ci sia anche il suo nome per poter entrare e darci dentro. E' questo il momento di fare le grandi cose. E' questo il momento in cui il "facciamo andiamo" non è più proibito, ne proibitivo. Dunque facciamolo e andiamolo, in culo a tutto quello che si mette di traverso.

 
23 Aprile 2012

Ahia!

Non so' più er ghepardo de na vorta. Oggi sono ko, steso da un dolore al fianco sinistro che mi ricorda che sono fatto di carne e sangue. Il mio colon deve essersi un po' incazzato per il fatto che gli ho propinato tra i 3 ed i 5 cocktails quasi ogni sera nelle ultime due settimane. Ha ragione... che cazzo je voi dì? Ha ragione. Da subito entro in modalità "Papà Castoro", dopo essere stato tutto il giorno in quella "Nonno Fiorucci", e me butto sotto le pezze. Che amarezza... Adieu!

 
21 Aprile 2012

Tutto e subito

Me lo devo togliere questo cazzo di vizio di pensare ed agire come se si potesse fare tutto e subito. E' un vizio brutto, che taglia fuori il mondo. Da solo non puoi combinare un cazzo, quindi il mondo ti serve. O meglio, non è che lo sfrutti, è che senza di esso non avrebbe senso "fare"... non ci sarebbe "fare", per mancanza di materia, proprio. Ci sarebbe soltanto... tu da solo a non fare un cazzo. E' che il mondo e io non andiamo sempre alla stessa velocità. A volte è lui a spingere, altre (molte altre) sono io. Quindi dobbiamo fare una cosa: metterci d'accordo una volta per tutte e scegliere una velocità di navigazione, come fossimo sulla stessa barca. Dice "Ognuno ha i suoi tempi"... già. Quindi io ho i miei, tu hai i tuoi, il mondo ha i suoi. Cercare l'armonia perfetta e duratura è inutile: non esiste. Ci saranno sempre cose che voglio fare ma non posso fare perché gli altri elementi coinvolti non sono pronti a farle. Ci saranno altri momenti in cui quello non pronto sono io. E allora non mi posso incazzare. Non mi posso neanche abbattere o abbrutire. Tantomento sfrozarmi di trovare una soluzione: semplicemente non c'è. E' una cosa che è così e basta. Ecco un altro vizio che mi devo togliere: quello di sentirmi sempre in dovere di cercare una soluzione o, ancor prima, vedere l'asincronia come un problema. Qualsiasi cosa, se cominci ad accettarla, non sarà più un problema. Vivi meglio tu, vive meglio l'asincrono di turno. Vorrei portare a termine dei progetti importanti, vorrei prendermi una casa, vorrei ritrovare la tranquillità interiore. Vorrei tutto questo e mi adopro per fare la mia parte... e anche qualcosina di più. Però devo mettermi in testa che non posso fare tutto io, non posso decidere tutto da solo e che devo lasciare spazio e tempo anche agli altri. Perchè se le cose esistono e si possono fare è innanzitutto perché ci sono gli altri con me a farle. Altrimenti il problema non si porrebbe proprio. Quindi è un "bel problema"... come quello della panchina lunga per gli allenatori di calcio. "Ne ho troppi, non so chi fare giocare". Magari ce lo avessero tutti questo problema. Qui non si tratta di sperare che qualcosa cambi spontaneamente (cosa di cui ho già parlato ampiamente), qui si stratta di lasciare il giusto spazio e riconoscere il giusto ruolo a ciò che mi sta intorno. E lo farò. Perché se avrò pazienza e lascerò che ogni pezzo della scacchiera faccia la sua mossa, ne verrà fuori una gran bella partita.

 
20 Aprile 2012

Quell'insalata coi fagioli...

Forse è stato un errore mangiarla.

 
18 Aprile 2012

Dice "La forma"...

Eh, la forma è importante, sì... ma è la sostanza quella che conta! Uhm. "Nì". Non sono proprio d'accordo. Forse bisognerebbe curarla un po' di più questa "forma". Faccio un esempio classico: il complessato che con gli altri è aggressivo. Quello che soffre dentro, per cazzi suoi personali, e fuori fa la merda con tutti. Dice "Porello... chissà cosa sta passando per comportarsi così". Vero. Ci sta. Però quante persone sono disposte a scavalcare questa "forma" onde arrivare al nocciolo? Ovvero all'essenza stessa della persona? Quante? Le persone, soprattutto con la velocità che caratterizza i rapporti di oggi, non sempre sono disposte a spendere tempo ed energia per andare oltre la forma. Prendono il come si dimostra uno per come realmente è uno. Questo è sicuramente un errore... una leggerenza. Ma quanta "colpa" ha chi non si dimostra esattamente per come è? Magari per vergogna... magari per timore di non essere accettato o solo perché, ormai, su di lui ha cucito un preciso personaggio con dei modi di fare specifici, un atteggiamento sepcifico, etc. Questa forma, forse, sarebbe più sano farla combaciare sempre con la sostanza. Sei incazzato? Urla. Stai male per qualcosa? Confessalo senza remore e senza innalzare scudi. Sei innamorato? Fallo... ama. Poi quello che deve arrivare arriva, ma intanto si sarà creata una sintonia perfetta tra la "forma" che ti veste e la "sostanza" che sei.

I momenti in cui mi sento più orgoglioso di me, sono quelli in cui finalmente lascio scendere le lacrime.

 
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